V Direttiva Antiriciclaggio – un ostacolo per il settore delle criptovalute? vi condividiamo il nostro punto di vista

In queste ore diverse testate giornalistiche si stanno chiedendo se la direttiva AMLD5 possa essere un ostacolo per il settore delle criptovalute; dal nostro punto di vista, in qualità di exchange europeo, abbiamo voluto condividere con voi una diversa prospettiva. 

Recentemente molte attività cripto che operano in Europa hanno dichiarato che in seguito agli obblighi previsti dalla Direttiva in merito alla quantità e tipologia di informazioni personali che avrebbero dovuto raccogliere dai propri utenti e ritenendo che tutto questo sarebbe andato a penalizzare drasticamente l’esperienza utente sulle loro piattaforme, hanno deciso di chiudere permanentemente la propria attività. Ad oggi, tra queste abbiamo “SimpleCoin”, “Chopcoin” e “BottlePay”.

Seppure questa notizia sia davvero molto spiacevole, a nostro avviso è l’ulteriore conferma che dobbiamo ormai prendere tutti atto che, per poter operare in questo settore, soprattutto in ambito europeo, il dialogo con i regolatori è una necessità imprescindibile tanto quanto la capacità di accogliere tempestivamente le loro richieste. 

Per evitare fraintendimenti, ci teniamo a sottolineare che siamo consapevoli che alcuni tipi di richieste possano risultare eccessive e, proprio per questo, crediamo che l’unica soluzione sia quella di instaurare e mantenere attivo un dialogo con i regolatori, attraverso consorzi come Cryptovalues.eu (di cui facciamo parte) che aiutano noi operatori a offrire il nostro contributo sul tema. 

Per quanto ci riguarda, abbiamo già anticipato la V direttiva antiriciclaggio (tenendo sempre presente la richiesta di privacy dai nostri utenti) e nei mesi scorsi, siamo stati più volte comprensibilmente criticati per le nostre puntigliose procedure di AML/KYC ma solo ora ne appare chiara la ragione; sforzi spesi al fine di proteggere i fondi degli utenti e di creare un ambiente affidabile per il trading di criptovalute.

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