Gestiamo con intelligenza il grande entusiasmo generato dalle cripto

L’entusiasmo derivante dalla salita di bitcoin di questi giorni ha coinvolto davvero tutti. Non solo quelli che hanno conoscenza del settore e ne hanno seguito e incoraggiato le evoluzioni negli anni, ma anche da parte di coloro che si sono appena avvicinati, magari favoriti dalle performance degli ultimi due mesi, che lo hanno osservato e adesso stanno fremendo all’idea di investire, magari nella consapevolezza, probabilmente errata, che si sono persi un treno.

Per bitcoin la giornata di lunedì sarà consegnata ai posteri con un eclatante più 19% a €38.499 e quotazioni ormai vicine a zona €40.000, con la piattaforma The Rock Trading che martedì ha visto ulteriormente aggiornare il record storico a €39.845

Difficile ipotizzare solo un anno fa, con bitcoin a €9000, un percorso del genere.
Oggi questa salita, unita al clamore che ne è seguito, ha contribuito a dare una consapevolezza differente delle criptovalute che, ricordiamolo, sono state definite “pattumiera” da taluni personaggi, neanche troppo tempo fa.

Gli istituzionali spingo bitcoin al rialzo

Il fermento tra le cripto è stato alimentato, negli ultimi tempi, dall’ingresso a mercato di clienti istituzionali, che guardano con interesse al settore se alcuni lo fanno in maniera manifesta, altri lo fanno invece in modo un pò più nascosto.

Ciò che emerge prepotente è l’accettazione completa del settore da parte degli investitori più grandi che, magari, prima lo disprezzavano o solo si disinteressavano e invece adesso sono prossimi a destinare, nell’ambito dei loro patrimoni, una parte del loro investimento in asset assai volatili come possono essere le cripto. Oggi questa non è vista più come un’abiura tecnica o come un’errore nell’ambito di una corretta ripartizione, ma come una ulteriore differenziazione del rischio.

Molti istituzionali hanno quindi cominciato – nell’ottica di una sana politica di money management – a introdurre nella propria gestione, una parte molto piccola in cripto che, magari, potrebbe regalare quella extra performance che poi rende un portafoglio, nel suo complesso, maggiormente profittevole. Ma che non incide in maniera diretta sulla performance finale.

Paura di aver perso l’occasione

Esattamente lo stesso comportamento che dovrebbero assumere tutti coloro che pensano di aver perso un’occasione e smaniano dalla voglia di entrare a mercato. Situazione comprensibile sotto il profilo umano, assimilabile al bambino che viene estromesso dal gioco con i suoi compagni e farebbe di tutto per inserirsi. 

L’istinto dominante, siamo d’accordo, sarebbe quello di comprare immediatamente e di salire in corsa su questa locomotiva che corre molto veloce, ma come entrare e soprattutto con quanto capitale?

In primis bisogna razionalizzare e eliminare l’istinto da una decisione tecnico-finanziaria i cui effetti, comunque, in un modo o in un altro, si dispiegheranno nel tempo e saranno percepibili nelle nostre tasche. 

Bisogna partire da concetti basilari, ma assolutamente essenziali e cioè che l’investimento in criptovalute deve avere in sé i connotati della conoscenza dello strumento e delle sue dinamiche, di come attivare i protocolli di sicurezza sull’account, di fornire le corrette informazioni all’exchange e di avere contezza di come conservare e prelevare cripto, con il rischio, in caso di contrario, di poter perdere tutto.

Le due facce della volatilità

Inoltre le criptovalute hanno tra le loro peculiarità la notevole volatilità, il che significa che movimenti importanti in alto o in basso, sono da assumere tra le sue caratteristiche intrinseche. A percentuali di guadagno a due cifre a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, possono fare da contraltare perdite importanti che, in un processo di crescita di un sottostante, possono risultare fisiologiche. Non dimentichiamo che adesso siamo di fronte ad un elastico tirato al massimo.

Quanto investire?

Tornando poi alla ripartizione corretta di un portafoglio da parte di un investitore “retail” che vuole detenere criptovalute tra i suoi asset, dovrebbe, sulla base di quello che fanno gli investitori istituzionali, destinare una percentuale molto bassa e assolutamente residuale alle cripto, quasi considerandola una sorta di “unicum” e staccata dal contesto considerato nella sua interezza. 

Quindi riassumendo, l’investimento in cripto deve essere modico

Come detto in precedenza, non deve incidere sulla performance finale del portafoglio, che non ne deve dipendere assolutamente!

-Mauro Masoni, analista finanziario The Rock Trading.


Nessuna informazione, analisi o altro materiale in questo articolo costituisce una sollecitazione a vendere o ad acquistare prodotti finanziari e/o strumenti finanziari, né tantomeno costituisce una forma di consulenza in materia di investimenti, tanto meno idonea a fornire le basi per una qualsivoglia decisione di investimento. L’investimento in criptovalute è ad alto rischio.