Bitcoin è un rischio… si, per le Banche Centrali.

Per fortuna esistono i social network e soprattutto esistono tante persone che pubblicano quello che trovano in rete. E’ il caso di un documento della Banca Centrale Europea del 2012 (sì, avete capito bene, sono 8 anni fa), nella quale si sono analizzati i rischi delle allora nascenti criptovalute.

Il documento si intitola “Virtual Currency Schemes – October 2012” ed è molto lungo, oltre 50 pagine (Link qui), ma la cosa che ha evidenziato un utente di twitter è che la Banca Centrale Europea oltre ad analizzare i rischi per i prezzi o per i cittadini, si è preoccupata di analizzare anche i rischi per la reputazione di sè stessa!

Cosa dice la BCE

Andando a scorrere attentamente quanto scrive la Banca Centrale Europea sui rischi reputazionali si trova scritto:

Se l’uso di valute virtuali cresce considerevolmente, gli incidenti che attirano la copertura della stampa potrebbero avere effetti negativi sulla reputazione delle banche centrali, se il pubblico percepisce gli incidenti come causati, in parte, dalle banche centrali che non svolgono correttamente il proprio lavoro. Di conseguenza, questo rischio dovrebbe essere preso in considerazione quando si valuta la situazione generale di rischio delle banche centrali.

Ma come arriva la BCE a questa considerazione? Vediamo cosa scrive alla fine del proprio report:

[Sebbene in termini pratici le valute virtuali siano solo un’evoluzione dei sistemi di pagamento, da un punto di vista concettuale presentano cambiamenti sostanziali rispetto alle valute reali. In primo luogo, attori convenzionali come istituti finanziari, camere di compensazione e banche centrali sono assenti da questi schemi. In secondo luogo, sullo sfondo dell’enorme crescita dell’accesso e dell’uso di Internet, come risultato delle innovazioni tecniche alla base di questi schemi, proliferano più facilmente. Inoltre, solitamente le valute virtuali non sono vincolate a un determinato paese o area valutaria, il che complica il processo legislativo, la regolamentazione e l’applicazione della legge.

Dall’analisi preliminare di questo rapporto si può concludere che, nella situazione attuale, i sistemi di valuta virtuale:

  • non rappresentano un rischio per la stabilità dei prezzi, a condizione che la creazione di moneta continui a rimanere a un livello basso;
  • tendono ad essere intrinsecamente instabili, ma non possono compromettere la stabilità finanziaria a causa della loro limitata connessione con l’economia reale, il loro basso volume scambiato e una mancanza di ampia accettazione da parte dell’utente;
  • non sono attualmente regolamentati e non sono strettamente controllati o supervisionati da alcuna autorità pubblica sebbene la partecipazione a questi schemi esponga gli utenti a rischi di credito, liquidità, operativi e legali;
  • potrebbe rappresentare una sfida per le autorità pubbliche, data l’incertezza giuridica che circonda questi sistemi, in quanto possono essere utilizzati da criminali, truffatori e riciclatori di denaro per svolgere le loro attività illegali;
  • potrebbe avere un impatto negativo sulla reputazione delle banche centrali, supponendo che l’uso di tali sistemi cresca considerevolmente e nel caso in cui un incidente attiri la copertura della stampa, poiché il pubblico potrebbe percepire l’incidente come causato, in parte, da una banca facendo il suo lavoro correttamente;
  • rientrano effettivamente nella responsabilità delle banche centrali a causa delle caratteristiche condivise con i sistemi di pagamento, che danno luogo alla necessità di almeno un esame degli sviluppi e della fornitura di una valutazione iniziale.

Sebbene questi sistemi possano avere aspetti positivi in termini di innovazione finanziaria e di alternative di pagamento per i consumatori, è chiaro che comportano anche rischi. A causa delle ridotte dimensioni dei sistemi di valuta virtuale, questi rischi non incidono su soggetti diversi dagli utenti dei sistemi. Tuttavia, si può ragionevolmente prevedere che la crescita delle valute virtuali continuerà, innescata da diversi fattori:

a) il crescente accesso e utilizzo di Internet e il numero crescente di utenti della comunità virtuale

b) l’aumento del commercio elettronico e in particolare dei beni digitali, che è la piattaforma ideale per i sistemi di valuta virtuale;

c) il più alto grado di anonimato rispetto ad altri strumenti di pagamento elettronici che possono essere raggiunti pagando con valute virtuali;

d) i minori costi di transazione, rispetto ai sistemi di pagamento tradizionali; e

e) la compensazione e il regolamento più diretti e rapidi delle transazioni, necessarie e desiderate nelle comunità virtuali.

Dato che l’attuale valutazione dei rischi ha per la maggior parte valute virtuali di dimensioni relativamente ridotte, l’assunzione che i sistemi di valuta virtuale continueranno a crescere significa che sarà necessario un esame periodico degli sviluppi al fine di rivalutare i rischi.]

Coda di paglia ?

Per concludere la nostra analisi, in pratica i funzionari dell’Eurotower già nel 2012 erano andati ad analizzare le criptovalute come Bitcoin, facendo una serie di analisi molto interessanti. Quello che comunque lascia molto perplesso, è che tra i tanti fattori analizzati, sono andati a verificare se le criptovalute potessero mettere a rischio il loro posto di lavoro o quantomeno se introducevano il rischio di fargli perdere la faccia.

Viene da chiedersi se alla fine il report sia stato fatto unicamente per questo motivo.


L’autore

Marco Dal Prà è un tecnico elettronico che opera come consulente negli impianti industriali; per circa vent’anni ha fatto il programmatore di sistemi di automazione. Per passione segue molto da vicino il mondo delle criptovalute, tanto che dal 2017 pubblica articoli su varie testate e svolge seminari. 

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